Archive for luglio, 2011

Genova, summer school, laboratori, notizie dall’Arci

mercoledì, luglio 27th, 2011

Genova, summer school, laboratori, notizie dall’Arci

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Arcireport del 19 luglio 2011

mercoledì, luglio 27th, 2011

Genova, la manovra economica del governo, rassegne di cinema e altro ancora sul settimanale dell’Arci

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Una manovra vessatoria e classista

venerdì, luglio 22nd, 2011

di Paolo Beni, Presidente Nazionale Associazione Arci
Nel giorno in cui la Camera approva la manovra economica socialmente più iniqua degli ultimi anni, l’Istat presenta i dati del rapporto 2010 sulla povertà in Italia. Una coincidenza che svela in tutta la sua evidenza la follia di quel provvedimento. In Italia i poveri sono più di otto milioni, quasi il 14% della popolazione, e molti altri potrebbero diventarlo. Può dirsi esente dal rischio, per ora, solo l’80% dei cittadini, ma al sud questo dato scende al 60%. Squilibri e disuguaglianze vergognosi per uno dei paesi più ricchi al mondo. È incredibile che, mentre si allarga la forbice del divario sociale e rischia di saltare la coesione del Paese, anziché rafforzare le misure di sostegno per chi è in difficoltà, il governo metta in atto una vera e propria operazione di macelleria sociale scaricando i costi della crisi sui più deboli, con una manovra classista e vessatoria senza precedenti che colpisce il lavoro e le famiglie, i pensionati, i malati: il taglio delle risorse per Regioni e Comuni, l’azzeramento del fondo per le politiche sociali, i nuovi ticket sanitari, l’aumento del prelievo fiscale sui redditi medio bassi col taglio delle detrazioni. Più tasse per chi le paga già, mentre restano intatti rendite e privilegi. Nessuna azione di contrasto all’evasione, nessuna riduzione dei costi della politica nonostante i ripetuti annunci. Perché non si è scelto di tassare adeguatamente la rendita? Perché non si tolgono risorse alle spese militari per destinarle al sociale? Non c’è sviluppo possibile senza ridurre le disuguaglianze. Il ricatto delle turbolenze dei mercati non può giustificare scelte che rendono intollerabile il tratto antisociale di un governo che oltretutto non ci metterà al riparo dagli speculatori perché non ha più alcuna credibilità internazionale. E poi, perché subire supinamente il ricatto dei mercati finanziari e accettare come scritte nel Vangelo le compatibilità imposte da quegli stessi poteri che sono i primi responsabili della crisi e dovrebbero pagarne il prezzo? Dieci anni fa a Genova ci dipinsero come folli perché dicevamo ciò che poi sarebbe successo davvero. Perché non prenderne atto e imboccare l’unica via d’uscita possibile? Quella di un’economia rispettosa dei territori e dell’ambiente, di una società fondata sui beni comuni e l’uguaglianza dei diritti, di una vera democrazia partecipata. Oggi siamo di nuovo a Genova, per dire che tutto ciò non solo è ancora possibile, ma è sempre più necessario.

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‘A Genova per riprendere il filo di una ricerca comune e il cammino verso un altro mondo possibile’

martedì, luglio 19th, 2011
Luogo Comune, Meeting Internazionale antirazzista di Cecina

Luogo Comune, Meeting Internazionale antirazzista di Cecina

Dieci anni fa, sull’onda delle suggestioniche riecheggiavano dal primoForum Sociale di Porto Alegre, riempimmole strade di Genova per contestare ipotenti del G8 e denunciare le contraddizionidi una globalizzazione sbagliata. Le voci diuna nuova coscienza civile irrompevanonella scena pubblica demolendo le certezzedel pensiero unico. Quella che ci ispirava eraun’idea semplice e rivoluzionaria: le grandiquestioni del mondo non sono prerogativaesclusiva di stati e governi ma chiamano incausa il diritto di ogni essere umano a decideredel proprio futuro. Parlavamo di giustiziasociale, diritti umani, democrazia, svilupposostenibile, pace e cooperazione fra i popoli.Fummo aggrediti dallo Stato con una repressionebrutale, senza precedenti nella storiarepubblicana. Ma il tentativo di criminalizzarcinon riuscì, perché quel movimento seppeevitare la spirale della violenza e difendere lasua autonomia. E in tutti questi anni ha continuatoa intrecciare relazioni, riunire esperienzee culture diverse, seminare pensierocritico, diffondersi in mille vertenze e pratichesociali. Avevamo visto giusto, perché ciò cheallora paventavamo oggi sta accadendo.Avevamo ragione a sostenere che il mitoliberista della crescita infinita è una follia, cheil saccheggio delle risorse naturali avrebbeprodotto disastri; che l’arbitrio di un mercatosenza regole avrebbe calpestato i diritti umanie impoverito milioni di persone; che il mondosarebbe diventato ingovernabile senzauna politica capace di mediare gli interessi innome del bene comune; che le guerre nonavrebbero portato più democrazia, ma altreingiustizie e nuovi conflitti. Oggi tutto ciò è piùchiaro agli occhi di tanti, ma anche questonon basta. Di fronte a una crisi dalla portataepocale, che è al tempo stesso economica,sociale, ambientale, culturale e democratica,dobbiamo cercare nuove risposte. Ripensareil rapporto con la natura, le risorse, il lavoro, iconsumi; prendere atto dell’interdipendenzafra gli esseri umani, fra i contesti locali e ladimensione planetaria dei problemi; impararea convivere e condividere; ripensare l’idea disviluppo e gli indicatori del benessere dell’umanità.Ad ogni latitudine il mondo si interrogasulla possibilità di cambiare strada, e oggile rivoluzioni della primavera araba ci diconoche il cambiamento può partire proprio dalsud del mondo. Popoli rapinati e oppressi davecchi e nuovi colonialismi mettono a nudo ilfallimento del liberismo e ci indicano la rottadi un’altra storia possibile: lotta alla povertà,sovranità alimentare, beni comuni, istruzione,libertà, democrazia. La storia ci insegna chedalle grandi crisi si può uscire con più diritti opiù ingiustizie, con più democrazia o più autoritarismo,col progresso o l’arretramento diciviltà. L’esito non è scontato, e non sarannosolo i governi e i poteri economici a scriverlo,ma anche le società che si fanno protagonistedel cambiamento. Per questo torniamo aGenova, per riprendere insieme a tanti ediversi soggetti sociali, il filo di una ricercacomune e il cammino verso un altro mondopossibile.

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Arcireport numero 27 del 12 luglio 2011

martedì, luglio 19th, 2011
in questo numero notizie dall’Aquila, da Genova, da Cecina e attualità sull’associazionismo e il terzo settore
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Laboratorio L’Aquila, i progetti e le buone pratiche: confronto su azioni e metodologie per il futuro

martedì, luglio 19th, 2011

La manifestazione tenutasi l’8 e il 9luglio all’Aquila di chiusura del progettoLaboratorio l’Aquila e presentazionidelle sedi dei circoli, del territorialee dell’Arci Abruzzo, ha segnato la conclusionedi una fase. Non che all’Aquila non sisia ancora in emergenza, e i tanti soci Arciarrivati da tutta Italia per l’occasione hannoavuto modo di toccare con mano e vederecon i propri occhi la realtà della città a piùdi 2 anni dal sisma.La conclusione della ricostruzione dellesedi e gli esiti dei progetti di promozionesociale e culturale fin qui realizzati consegnanoall’Arci L’Aquila gli strumenti immaterialidella conoscenza dei bisogni dellapopolazione aquilana, guadagnata sulcampo e quindi non solo derivante dai datidelle tante analisi e mappature fin qui prodotte,e gli strumenti materiali dei luoghifisici per favorire l’incontro e la socializzazione.L’impegno sulla ricostruzione delle sedi, ilcontributo dato alla realizzazione dei duepoli più importanti dell’associazionismo edel volontariato oggi all’Aquila – piazzad’Arti e la Casa del volontariato e dell’associazionismo-, la continuità delle attivitànate dall’emergenza ed implementate coni progetti di Laboratorio l’Aquila e Qualesenso ci dicono che la rete Arci dell’Aquilapuò guardare al futuro con più consapevolezzadei propri mezzi e delle proprie forze.Dal convegno di chiusura del progettoLaboratorio l’Aquila sono arrivati ulteriorispunti di riflessioni e proposte utili per leattività future.L’istituzione del Forum del Terzo settorenella regione Abruzzo quale strumento dirappresentanza capace di interloquire conle istituzioni pubbliche e private ed indicarescelte di senso sulle tante emergenzeabruzzesi, in primis la ricostruzione dell’Aquilae del suo territorio è una necessitànon più ignorabile; promuovere attraversole attività e i luoghi non solo la ricostruzionesociale, ma i processi di partecipazioneattiva e costante dei cittadini alla vita pubblicae alle scelte politiche; mettere a disposizionel’esperienza dell’associazionematurata sulle politiche dell’accoglienza alservizio di molti comuni della provinciainteressati da una presenza massiccia diimmigrati in costante crescita, ma impreparatia gestirne l’impatto e la convivenzacon il resto della comunità residente; rilanciarela vertenza ‘cultura’ creando un movimentodi opinione forte tra le realtà culturalidi base che chieda con forza il rifinanziamentodelle leggi di settore per la produzioneculturale, oggi quasi azzerata, neipiccoli comuni che stentano perfino agarantire i servizi primari ai cittadini.I nostri obiettivi futuri sono dare continuitàagli interventi di promozione sociale e culturalesull’Aquila iniziati con l’emergenza etutt’ora attivi nelle nostre sedi e nei nuoviinsediamenti Case e Map; l’implementazionedei circoli Arci della provincia attraversoprogetti comuni, lo scambio delle esperienzee delle buone pratiche con la reteArci, così come è avvenuto con il progettoLaboratorio L’Aquila che ha messo a confrontoi modelli della ricostruzione del tessutocomunitario nei territori colpiti da calamitànaturali attraverso la comparazionedelle scelte fatte.Info: marcellaleombruni@interfree.it

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L’associazionismo ha capito che per superare le difficoltà è necessario fare rete e partecipare alla ricostruzione sociale

martedì, luglio 19th, 2011
Il ruolo dell’associazionismo nella ricostruzione
è il titolo del convegno che il 9
luglio si è tenuto presso la Casa del
Teatro in piazza d’Arti, nel capoluogo abruzzese.
Tanti gli interventi e le testimonianze,
intervallati dalla presentazione delle attività
svolte dal comitato territoriale Arci L’Aquila
e del progetto Laboratorio L’Aquila. Perchè
quello che colpisce maggiormente è proprio
la commistione tra le esperienze personali,
di chi ha vissuto in prima persona quella
notte, e chi ha affiancato successivamente,
ha voluto dire la sua, portare la propria professionalità,
il proprio bagaglio di conoscenze,
anche solo una parola di conforto. È la
volontà di non arrendersi, il filo conduttore
degli interventi della mattinata, anche se
sono passati due anni e sette mesi e si continua
a parlare di una città fantasma, di una
città abbandonata a se stessa dalle istituzioni,
di una città dove se c’è spazio per gli
universitari non c’è spazio per gli sfollati.
Sono le esperienze dei territoriali di Apice,
Trieste, Padova, Perugia, Potenza a incoraggiare
gli aquilani, a far dire: ‘continuate
la vostra battaglia, anzi, la nostra battaglia’.
Perchè se si decide di mollare tutto, di
abbandonare questa sfida, non è L’Aquila a
uscirne sconfitta, è l’intero territorio nazionale
a doversi interrogare sul destino di un
territorio che, ormai, è considerato un po’ di
tutti. È l’incoraggiamento che arriva anche
dalla Val di Susa, due territori lontani non
solo geograficamente, ma anche per il tipo
di battaglie che stanno coinvolgendo gli abitanti;
e, allo stesso tempo, due territori vicini
quanto a sofferenza, a incertezza di poter
guardare al futuro con serenità; una similitudine
che porta a lanciare una provocazione,
un interrogativo irrisolto: ha senso sentirci
dire che bisogna spendere 20 miliardi di
euro per la Tav Torino-Lione e poi venire qui
e scoprire che non ci sono i soldi per la ricostruzione
dell’Aquila? L’Aquila: una città
non più città e allo stesso tempo una comunità
non più comunità; una città che continua
a vivere un’emergenza infinita, anche
se con nuove attività e con una presenza
costante: quella del mondo dell’associazionismo,
del volontariato, che dal primo
momento, senza indugi, con progetti più o
meno strutturati, ha offerto il proprio sostegno
alla popolazione colpita. Perchè, se c’è
un elemento su cui tutti i relatori si trovano
d’accordo, dagli studiosi ai politici, dai dirigenti
Arci ai collaboratori esterni all’associazione,
è proprio che di fronte all’incapacità
della classe dirigente a gestire l’emergenza,
il mondo del terzo settore si è trovato compatto
nell’offrire risposte concrete e immediate.
L’aspetto più evidente di questo è la
piazza d’Arti, in cui oggi sono riunite tutte le
associazioni di volontariato; una ristrutturazione
di questo spazio impensabile qualche
tempo fa. Perchè, quello che le associazioni
hanno capito è che, per superare
momenti di difficoltà come quello che ha
vissuto e continua a vivere L’Aquila, è
necessario fare rete.
Solo se questa rete diventa forte e tutti svolgono
i loro compiti scambiandosi e condividendo
prima la diagnosi e poi l’obiettivo,
solo così si può pensare davvero di realizzare
una ricostruzione, sia materiale che
sociale. Solo se si risponde concretamente
alle domande: la partecipazione è una parola
o un fatto? Uno slogan o una pratica politica
quotidiana? Se si capisce che la partecipazione
è una pratica necessaria e non
un lusso, solo così si può sperare di risollevare
davvero questa città.
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L’Aquila, un laboratorio per la ricostruzione sociale

martedì, luglio 19th, 2011

Due anni dopo il disastroso terremoto del 2009, l’Arci de L’Aquila si è insediata nelle nuove strutture realizzate grazie alla sottoscrizione di soci e circoli di tutta Italia. In realtà l’attività dell’associazione non si era mai fermata in questi anni. Fin da quel tragico 6 aprile i nostri circoli si sono adoperati per fornire sostegno alla popolazione sfollata in uno dei campi cittadini. Una tenda attrezzata con strumenti di fortuna è stata per mesi e mesi la sede provvisoria dell’associazione da cui, grazie anche ai volontari della rete Arci, si sono organizzati spettacoli e proiezioni per le tendopoli; e poi l’autobus con la biblioteca itinerante, il progetto ‘ricostruire insieme’ per la tutela legale e l’orientamento dei migranti, il sostegno ai portatori di handicap e mille altre attività di animazione sociale e culturale. Ma bisognava anche ricostruire il circolo e il teatro, dare una nuova casa alle associazioni cittadine. A questo scopo si sono destinati i fondi raccolti, pur fra mille intoppi burocratici, e oggi possiamo finalmente contare sulle nuove strutture: il circolo, la bibliocasa e il teatro nell’area di piazza d’Arti messa a disposizione dal Comune; le sedi dei comitati regionale e territoriale nella casa delle associazioni realizzata dal CSV. Un risultato importante per tutta l’Arci, come testimonia la presenza di dirigenti provenienti da ogni regione all’inaugurazione delle sedi: due belle giornate di incontri, musica, danza e teatro, concluse dal convegno nazionale sulla ricostruzione sociale nel post terremoto. La ricostruzione che ancora non c’è, come ha potuto vedere chi era in questi giorni a L’Aquila: il centro storico ancora abbandonato e pieno di macerie, le new town scollegate dalla città e prive di servizi e spazi pubblici, gli enti locali esautorati di ogni capacità decisionale nella ricostruzione, la totale chiusura verso ogni forma di partecipazione dei cittadini. Il terremoto non ha distrutto solo la struttura urbanistica della città, ma anche le relazioni umane, i legami sociali, lo spazio pubblico di cittadinanza. Le case e i negozi si possono ricostruire, il senso di appartenenza ad una comunità umana è assai più complesso recuperarlo. Serve un grande lavoro di sostegno alle persone e alle relazioni sociali, la presa di coscienza della necessità di cooperare in un comune sforzo di rinascita. Serve un laboratorio di nuova cittadinanza, ed è quello che proveranno ad essere i nuovi spazi dell’Arci

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Il filo rosso della nonviolenza

martedì, luglio 12th, 2011

Un articolo di Paola Caridi, giornalista e blogger


Ci sono un po’ di cose che succedono,unite dal filo rosso della nonviolenza.Strano, se si pensa a come ilMedio Oriente sia diventato nei cliché iconadi conflitto, violenza, bombe, morti.Una delle cose che sta succedendo è che aBil’in deve essere smantellata un pezzodella barriera di sicurezza, dopo il pronunciamentodella Corte suprema israeliana.Un successo del Comitato Popolare di questovillaggio palestinese cisgiordano che daanni è a sua volta simbolo della resistenzanonviolenta contro il Muro.Dalla Cisgiordania a Gaza. Una delle imbarcazionidella Freedom Flotilla sta cercandodi uscire dalle acque greche, e forzare cosìla mano alle autorità di Atene. È l’ultimo atto,in ordine di tempo, del braccio di ferro incorso da giorni tra Israele e la FreedomFlotilla, con tanto di sabotaggio di 3 delle 10navi che compongono la Flotilla.In Marocco, intanto, si è votato il referendumsulla riforma costituzionale. Il movimento20 febbraio ne ha contestato lemodalità, ma la partecipazione al voto èstata alta.E di costituzione si ragiona molto anche inEgitto, in una transizione che si fa ogni giornodi più difficile, mentre fiammate di violenzasegnano i passi determinanti della democratizzazione.I feriti dei giorni scorsi dimostranoche si sta entrando nel periodo veramentedelicato. La dinamica degli scontrinon è ancora chiara, ma alcuni messaggisono evidenti. Il primo: le gang pagate dalprecedente regime sono ancora in azione eagiscono proprio quando si riescono a prenderealcune decisioni, come – in questo caso- lo scioglimento dei consigli comunali.L’azzeramento dei municipi significa unapicconata al potere del partito dei Mubarak,ancora molto diffuso sul territorio. Secondomessaggio: i ragazzi di Tahrir non hannoalcuna intenzione di indietreggiare sullaquestione dei diritti umani, civili, individuali.Lo scontro (nonviolento) con il ConsiglioMilitare Supremo è proprio su questo puntocruciale. E la questione della protezione deidiritti, compreso il diritto alla giustizia, è ilmotivo per il quale ci sono state manifestazioniin cinque governatorati. Manifestazioniper chiedere che i responsabili delle uccisionidi centinaia di ragazzi durante la rivoluzionesiano portati in tribunale e condannati.Può sembrare una questione minore e inveceè stata la piattaforma della rivoluzione, laspinta sulla quale la democrazia si puòcostruire. Non bisogna mai dimenticarlo,quando ci si occupa di rivoluzioni arabe. Èsolo usando questa lente che si può mettereinsieme tutto: la Palestina dei comitatipopolari e della Freedom Flotilla, il Maroccodel movimento 20 febbraio e della nuovacostituzione, l’Egitto dei ragazzi che scendonoin piazza

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A Cecina il seminario ‘Protagonismo giovanile: indicativo futuro o periodo ipotetico?’

martedì, luglio 12th, 2011
Luogo Comune, Meeting Internazionale antirazzista di Cecina

Luogo Comune, Meeting Internazionale antirazzista di Cecina

Il Meeting di Cecina è stato anche un’occasioneper parlare di protagonismo giovanilecon molte altre organizzazioni conle quali intrecciamo i nostri percorsi associativiin maniera più o meno strutturata.L’incontro è stato un’utile occasione per fareil punto della situazione prima della pausaestiva con una discussione sviluppatasi inmodo partecipato e informale. È dall’autunnodello scorso anno che il tema generazionaleha assunto una sempre maggiore rilevanzanella discussione politica nazionale e nell’attenzionedei media. Lo stesso discorso difine anno del Capo dello Stato rappresentala focalizzazione sui giovani e sul futuro delPaese come questioni prioritarie che debbonointerrogare la politica e più in generale lospazio di discussione pubblica. Le mobilitazionidi fine anno consegnano al Paese unmovimento maturo e responsabile che nonsi chiude in una rivendicazione corporativama coagula le contraddizioni di una crisidrammatica che colpisce duramente i soggettipiù deboli. La manifestazione Il nostrotempo è adesso è stata l’occasione di emersionee di ponte per le realtà giovanili, di precariatoe del mondo della conoscenza cheinsieme hanno messo in mora le politichedel Governo e esplicitato le preoccupazioniper un orizzonte di futuro sempre più cupo eincerto. Il quadro internazionale ha offerto ulteriorispunti di riflessione: saranno i giovanidella sponda sud del Mediterraneo a prenderela scena poco dopo rendendosi protagonistidella riconquista della libertà e dellademocrazia contro i regimi dei loro rispettiviPaesi con un movimento che oltre a interrogarcisul ruolo delle relazioni tra i Paesi rivieraschipuò aiutare noi stessi e la qualità dellanostra democrazia. Infine le elezioni amministrativee la consultazione referendaria cimostrano come la grande partecipazionedella società civile abbia saputo contribuireal cambiamento in tante città ed esseredeterminante nel raggiungimento del quorum.Nuove modalità di comunicazione cheutilizzano moderne piattaforme tecnologichebasate sui social network e sul web 2.0 sonostate affiancate da una riscoperta del dialogotra le persone e sulla costruzione del consensoavvalendosi di prassi partecipative einclusive. Sono forti le convergenze di analisievidenziate lungo tutta la discussione tra irappresentanti delle organizzazioni presentiche, nonostante una gran diversità di storie,forme, approcci, modalità d’azione, hannocertamente in comune l’idea di affrontare letematiche giovanili con un approccio nonpaternalistico e non direttivo. Non c’è bisognodi un soggetto aggiuntivo, magari disecondo livello, nel quale poter sviluppare letematiche del protagonismo giovanile, maconcentrarsi invece su due proposte introdottee successivamente riprese e condivisenella gran parte degli interventi. La prima èquella di superare la dinamica della contingenzae rendere ordinario e continuativo unrapporto reticolare tra le organizzazioni presentiper avere a disposizione un tavolo diconfronto sulle questioni emerse (il lavoro, laformazione, la rappresentatività, il protagonismo…)con modalità non strutturate e orizzontali.Inoltre organizzare delle occasioniper la costruzione di una proposta politicache, partendo dalle analisi condivise e proseguendoil cammino tracciato dalle mobilitazioni,metta in campo una proposta unitariae dal basso con cui si possa procedere alrapporto e al confronto col mondo delle istituzionie delle forze politiche.Info: uda@arci.it

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