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L'irresponsabile ottimismo

"Abbiamo governanti irresponsabili e bugiardi. Fino a ieri dicevano che la crisi non c'era, che era tutta un'invenzione dell'opposizione. Poi, di fronte all'evidenza dei fatti, hanno dovuto ammetterne l'esistenza. Ma dicono che ce la siamo già lasciata alle spalle, perché il governo ha fatto tutto ciò che doveva. Non c'è motivo di non essere ottimisti, il problema sono solo i media e la sinistra, predicatori di sventure e fomentatori di sfiducia. A smentirli ci sono però i numeri: quelli che dicono della più grave recessione italiana degli ultimi decenni, col Pil in caduta di quasi sei punti; o dei salari italiani largamente al di sotto della media europea e agli ultimi posti fra i paesi Ocse. Mentre tutti i paesi sviluppati mettono in atto poderosi interventi per fronteggiare la crisi sociale e sostenere la ripresa economica, l'Italia è all'ultimo posto, con un piano inconsistente che mobilita appena lo 0,2% del Pil. Il bluff continua, in attesa degli effetti salvifici del G8. Quanto sia reale la crisi lo dicono invece le condizioni di vita delle persone che faticano ad arrivare a fine mese, lo dice un'emergenza sociale ormai insostenibile. L'unica risposta che arriva dal governo è la filosofia del libro bianco: non più welfare dei diritti universali, bensì un paese diviso fra chi andrà avanti da solo e chi sarà destinato all'esclusione e alla carità. Chi vive la crisi sulla propria pelle si aspetta risposte concrete. Se non arrivano, lo scontro sociale può diventare ingovernabile e trasformarsi in guerra fra poveri. Lo dimostrano le tensioni verificatesi al termine della manifestazione dei metalmeccanici dell'auto a Torino, prontamente strumentalizzate da chi aveva interesse a mettere in difficoltà il sindacato e oscurare la lotta dei lavoratori. Un brutto segnale di ciò che può avvenire se si continua a non affrontare i problemi. è urgente che fra imprenditori e sindacati si apra un serio confronto sulle scelte per uscire dalla crisi. Di questo il governo dovrebbe farsi garante nell'interesse del paese, anziché prenderlo in giro con gli appelli all'ottimismo.

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