Dietro la campagna scandalistica de Il Giornale un preciso attacco politico all'Arci e a tutto l'associazionismo di promozione sociale
di Paolo Beni
I CIRCOLI ARCI? Per Il Giornale non sono altro che esercizi privati dediti al più volgare consumismo, che issano con ipocrisia la bandiera della solidarietà e della cultura solo per lucrare sulle esenzioni fiscali e fare concorrenza sleale ai commercianti. Un attacco talmente pretestuoso, infarcito di offese e falsità che non merita altra risposta se non quella dei nostri legali, già da ieri incaricati di tutelare l'Arci nelle opportune sedi giudiziarie. Non possiamo tollerare che venga infangata l'immagine della più grande realtà dell'associazionismo democratico italiano. Cosa sia realmente il mondo Arci lo dice l'evidenza dei fatti: un milione di soci e cinquemila circoli diffusi in ogni angolo del Paese, decine di migliaia di volontari impegnati ogni giorno per l'aggregazione sociale, la cultura, la solidarietà, i diritti. E lo sanno bene le centinaia di Enti locali con cui collaboriamo per costruire legami sociali, stimolare partecipazione e cittadinanza consapevole, rafforzare la cultura della convivenza e del bene comune. La Legge 383 è nata proprio per riconoscere e promuovere il valore pubblico di un associazionismo popolare che da sempre contribuisce alla ricchezza e al pluralismo della democrazia italiana. E fra le associazioni di promozione sociale l'Arci è universalmente riconosciuta come uno dei soggetti più seri e autorevoli, apprezzata per la trasparenza, la coerenza e la qualità della propria iniziativa. Se fra le maglie della legislazione sul non profit - di cui da tempo denunciamo carenze e contraddizioni - si celano sacche di abusivismo e di affarismo, noi siamo i primi a volerle seriamente perseguire e, pur in assenza di adeguati vincoli normativi, adottiamo puntuali strumenti interni di verifica e di controllo sui circoli affiliati. Da anni chiediamo al Governo e al Parlamento regole chiare per smascherare gli immancabili furbi e tutelare la qualità sociale del vero associazionismo. Ma non saranno certo le misure previste dal governo con l'articolo 30 del Decreto 185 a risolvere questi problemi. Prevedere per le associazioni obblighi fiscali assolutamente insostenibili, soprattutto per le realtà più piccole e polverizzate, non serve a scovare e perseguire l'abusivismo, ma a fare di tutta l'erba un fascio accomunando l'intero mondo dei circoli in una presunzione di illegalità che non possiamo accettare. Verrebbe da pensare che sia proprio la cittadinanza attiva, la partecipazione e la capacità critica dei cittadini ciò che si vuole indebolire. È difficile non vedere nell'attacco de Il Giornale all'Arci un preciso e premeditato disegno politico. Quello di ieri non è un episodio isolato: pochi giorni fa Libero, con grande risalto in prima pagina, accusava l'Arci di 'aiutare' i clandestini ad aggirare le leggi; operazioni simili sono sempre più frequenti sulle cronache locali. Come al solito, il lavoro sporco dei giornali più spudoratamente asserviti al premier serve da copertura mediatica per preparare il terreno a decreti e normative con cui colpire il bersaglio. Si attacca con particolare violenza l'Arci non solo per screditare la più importante organizzazione di sinistra del Terzo settore italiano e delegittimare una voce libera dell'opposizione sociale al Governo, ma anche per incrinare il fronte unitario positivamente ricostruito solo pochi giorni fa (anche grazie alla nostra iniziativa) nell'Assemblea nazionale del forum. Per questo, oltre a respingere con forza gli attacchi strumentali alla nostra associazione, dobbiamo chiamare tutto l'associazionismo democratico a far sentire la propria voce su un problema che non ha niente di corporativo, perché in gioco c'è la stessa libertà di associazione, e con essa un diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione. L'Italia non merita di veder mortificato un patrimonio così ricco di energie civili, è una questione fondamentale che attiene ai diritti di cittadinanza e alla qualità della nostra democrazia.
Paolo Beni, Presidente nazionale Arci