Guardiamo con sollievo alla tregua di Gaza, e ci chiediamo se reggerà, se potrà preparare il terreno a una vera pace. Ora che le armi tacciono, guai a dimenticare l'orrore che abbiamo visto. Non possiamo venir meno all'impegno: è ora che c'è bisogno di un nuovo grande movimento pacifista per dare forza e coraggio alla politica. Le manifestazioni di sabato sono state partecipate e propositive, diverse nelle piattaforme ma rispettose l'una dell'altra e unite dal bisogno di trovare il filo di un discorso comune. La distanza che separava l'arcipelago pacifista ad Assisi e le comunità palestinesi a Roma è un problema per tutti, di cui dobbiamo farci carico costruendo ponti al dialogo fra le culture e rifiutando la logica delle contrapposizioni. C'è già chi versa odio a piene mani sul conflitto mediorientale, trasformandolo nella prova generale dello scontro di civiltà. La guerra di Israele aumenterà il rancore e l'estremismo anziché indebolirli, e per ogni morto di Gaza nasceranno altri kamikaze. Dobbiamo fermare questa spirale della follia. Purtroppo il fondamentalismo ha molti sponsor, anche in Europa e in Italia. A cominciare dal nostro governo, ostinato sostenitore della guerra al punto di censurare l'informazione per nasconderne gli effetti e negare l'evidenza di massacri che tutto l'Occidente ha biasimato. D'altra parte l'ossessione anti islamica trasuda da ogni atto di questo governo: dalle vessazioni degli immigrati con l'ennesimo balzello sui permessi di soggiorno all'idea cretina di impedirgli di pregare nella loro lingua. Sull'Islam la destra scherza col fuoco e alimenta tensioni pericolose quando si dovrebbe cercare il dialogo e la convivenza fra culture e religioni. A soffiare sul fuoco dello scontro ideologico è anche il ministro Sacconi, che usa l'autorità del suo mandato per impedire l'attuazione di una sentenza dello Stato minacciando ritorsioni contro le cliniche che accogliessero Eluana Englaro. Siamo proprio oltre i limiti della decenza, ma è solo la triste conferma del cinismo, dell'arroganza e dell'ignoranza della classe politica che ci governa.
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