Si è conclusa l’era Bush, il presidente peggiore che gli Stati uniti abbiano mai avuto a detta di molti analisti politici. Bush se ne va sconfitto a furor di popolo, da un voto che ha visto una partecipazione altissima, lasciandosi alle spalle errori e macerie. In tutto il mondo verrà associato per sempre alle immagini di quelle due scarpe tirategli addosso da un giornalista iracheno, diventate emblema del suo fallimento. Su Obama si appuntano grandi aspettative, in un mondo sconvolto da guerre e ingiustizie, su cui incombe la più grave crisi economica e finanziaria del dopoguerra. Dovrà affrontare una sfida enorme: ripristinare la legalità in un paese che in nome della lotta al terrorismo ha legittimato le peggiori violazioni del diritto, attuare le riforme sociali necessarie dopo i guasti provocati da anni di neoliberismo selvaggio, arginare gli effetti di una crisi devastante, intraprendere una politica di pace in un mondo sempre più destabilizzato e con tanti fronti di guerra ancora aperti. Non sappiamo come e quante delle promesse fatte in campagna elettorale vorrà e saprà realizzare. Probabilmente verrà anche per Barack Obama il tempo delle critiche e delle contestazioni. Oggi preferiamo coltivare la speranza che con la cacciata di Bush si apra un’epoca migliore.
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