Danni anomali per un sisma di media entità, dovuti alla natura del terremoto ma anche alle condizioni strutturali degli edifici
Dopo il terremoto di magnitudo 5.8 del 6 aprile scorso, gli effetti dello sciame sismico che ha colpito l'Aquilano stentano ancora a essere messi a fuoco, sia in termini di vite umane che di danni al patrimonio edilizio. In base alle informazioni disponibili, l'entità dei danni, apparentemente sovradimensionata rispetto a un sisma di media entità (se paragonato alla sismicità storica della zona, che può produrre terremoti anche 10 volte più forti), può essere ricondotta a una serie di fattori, su cui è opportuno avviare una seria riflessione. Certamente ha influito la natura del sisma, relativamente superficiale, che ha concentrato la massima energia in un'area ristretta. Tuttavia, determinanti sono state anche le modeste condizioni strutturali degli edifici coinvolti: se da un lato gli edifici storici e quelli realizzati prima dell'emanazione delle norme antisismiche nel 1980 presentano una vulnerabilità strutturale congenita, lo stesso non può dirsi per i molti edifici di moderna concezione - anche in cemento armato - che hanno riportato danni gravi, in alcuni casi fino al crollo totale, mostrando una vulnerabilità anomala. Tale anomalia è allarmante in quanto l'area interessata è inserita nella classificazione sismica nazionale del 2006 come a pericolosità sismica alta e media e quindi soggetta alle più rigorose norme antisismiche del 2003. Fermo restando che il compito dell'edilizia antisismica è salvare la vita umana e non conservare la funzionalità dell'edificio, in questo caso l'anomalia è riconducibile al mancato rispetto dei criteri antisismici e quindi anche all'inadeguatezza dei necessari controlli, all'assenza delle opere di adeguamento strutturale, così come alla cattiva realizzazione degli edifici dal punto di vista progettuale e della selezione dei materiali. È evidente quindi, che il problema non sta nella pericolosità sismica e che le norme antisismiche e la classificazione sismica vanno bene: il problema è la gestione del territorio, è la consuetudine, tutta italiana, di pensare alla gestione delle emergenze a disastro avvenuto, anziché alla prevenzione e alla pianificazione. Se le stesse cifre stanziate dallo Stato negli ultimi 40 anni per affrontare gli effetti delle calamità naturali fossero state destinate annualmente per l'adeguamento degli edifici, la messa in sicurezza e la manutenzione, gli eventi naturali produrrebbero effetti assai meno gravi, senza oneri ulteriori per l'erario. Al contrario, si assiste al perpetuarsi della logica dei condoni edilizi e alla destinazione delle poche risorse per le grandi opere. Una miopia colpevole, che emerge anche nel cosiddetto ‘piano casa’: varrebbe la pena di riconvertire tale approccio alla riqualificazione, alla messa in sicurezza e alla manutenzione, anziché puntare sull'aumento delle cubature. I vantaggi economici e occupazionali sarebbero evidentemente gli stessi, ma con un beneficio permanente per la collettività
da arcireport dell'8 aprile