Congedo

15th giugno 2011 / Author: arci Varese

Care lettrici, cari lettori, siete stati circa 6000 negli ultimi due mesi a seguire questo blog, chi regolarmente, chi per una sola visita o poco più.

Il Referendum è passato, vinto grazie a voi, con i 4 sì e il quorum per cui abbiamo lavorato, i numeri del nostro/vostro  impegno sono difficili da quantificare ma qualcosa ve lo possiamo dire:

distribuiti oltre 20.000 volantini e brochures, in gran parte ai soci ma anche alla cittadinanza dei comuni dove hanno sede i circoli Arci.

Oltre 200 articoli per il web, quasi metà dei quali pubblicati su questo blog, altri per facebookfriendfeedtwittertumblr, e naturalmente sui blog dei nostri circoli nel portale del Notiziario delle Associazioni.

Decine di manifestazioni diverse, spesso in collaborazione con altre associazioni, a Varese, Busto Arsizio, Castellanza, Gorla Maggiore, Cantello, Viggiù, Azzate, Olgiate Olona e in altri comuni ancora.

Decine di volontari impegnati e un importante sforzo sia organizzativo che di impegno diretto.

A qualcosa è certamente servito, anche se l’affluenza alle urne in provincia è stata sorprendentemente sotto la media nazionale e di questo non possiamo non tenere conto.

Con quest’ultimo post, questo blog cessa le pubblicazioni regolari, potrà essere aggiornato sporadicamente in futuro e resterà online come archivio (nei prossimi giorni cambiando grafica, quella usata finora crea alcuni inconvenienti).

Tutti i nostri aggiornamenti comunque seguono nelle altre sezioni del sito e sul notiziario delle associazioni, oltre che, come sempre, sui social network

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Un buon giorno per la democrazia

/ Author: arci Varese

E’ un gran giorno questo. Stavolta abbiamo vinto davvero, contro i boicottaggi e le censure, contro la supponenza di chi guarda con sospetto la partecipazione popolare che pretende di cambiare le cose dal basso. Un vento nuovo ha spinto la valanga dei si. Per dire che l’acqua non può essere una merce perché il bene della vita vale più del profitto; che non c’è spazio per il nucleare se vogliamo salvare il pianeta e il futuro dei nostri figli; che siamo stufi di leggi ad personam e dell’impunità di un potere che pensa di potersi comprare tutto.

Non è stato un voto di protesta, ma di proposta. Per l’acqua pubblica, per l’ambiente, per la democrazia, per un’economia e una società costruite sui diritti sociali, sull’idea del bene comune e sulla cura dei beni comuni. Non è un stato un semplice sondaggio d’opinione, ma un plebiscito popolare che impone di cambiare l’agenda politica. E’ la dimostrazione che la politica può ancora appassionare se si occupa dei problemi della vita reale, se ha il coraggio di guardare al futuro e fare le scelte giuste semplicemente perché sono giuste e non per calcolo o convenienza, se offre ai cittadini la possibilità di contare davvero.

Vota 4 sì

arci invita a votare 4 sì

E’ una svolta storica per il metodo con cui l’abbiamo costruita. Il movimento per l’acqua pubblica ha saputo coinvolgere culture e sensibilità diverse nel laboratorio di una nuova militanza. E’ stato un grande esercizio collettivo di educazione popolare e di autoformazione che ha attraversato ogni angolo del paese, restituendo senso a parole come diritti, beni comuni, democrazia, partecipazione. Ha rotto il tabù della sacralità del mercato, ha spostato e orientato le forze politiche costringendole a discutere di acqua, energia, beni comuni.

Portando per la prima volta dopo quindici anni un referendum oltre la soglia del quorum, abbiamo fatto risorgere uno strumento di democrazia che tanti credevano morto. Come fu negli anni ‘70 per le grandi innovazioni nel campo dei diritti civili, oggi è ancora un referendum popolare a darci il senso di una rivoluzione culturale che attraversa la società italiana: i cittadini vogliono riappropriarsi della propria vita e non intendono più regalarla al mercato, vogliono riconquistarsi la democrazia e il diritto a decidere e non intendono delegarlo a nessuno.

Per cambiare davvero l’Italia ce n’è ancora di strada da fare, ma intanto oggi è un buon giorno per mettersi in cammino.

Roma, 13 giugno 2011

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#4sì Fontamara

13th giugno 2011 / Author: arci Varese
Ignazio Silone

Ignazio Silone

Ignazio Silone:


La benefica privatizzazione

dell’acqua a Fontamara

Vi furono varie proposte di accomodamento. Una proposta fece il canonico don Abbacchio, un’altra il notaio, un’altra il collettore delle imposte. Ma erano proposte impossibili perché non tenevano conto della scarsa quantità d’acqua del ruscello e degli usi dell’irrigazione.

L’Impresario non diceva nulla. Lasciava parlare gli altri e sorrideva, col sigaro spento a un angolo della bocca.

La vera soluzione la presentò don Circostanza.

“Queste donne pretendono che la metà del ruscello non basta per irrigare le loro terre. Esse vogliono più della metà, almeno così credo d’interpretare i loro desideri. Esiste perciò un solo accomodamento possibile. Bisogna lasciare al podestà i tre quarti dell’acqua del ruscello e i tre quarti dell’acqua che resta saranno per i Fontamaresi. Così gli uni e gli altri avranno tre quarti, cioè, un po’ più della metà. Capisco” aggiunse don Circostanza “che la mia proposta danneggia enormemente il podestà, ma io faccio appello al suo buon cuore di filantropo e di benefattore.” (…)

“Se c’è da pagare qualche cosa”, mi affrettai a dire “badate che non pago.”

“Non c’è nulla da pagare” spiegò ad alta voce l’Impresario.

“Niente?” mi disse sottovoce la moglie di Zompa. “Se non costa niente, c’è l’imbroglio.”  (…)

Il notaio scarabocchiò sulla carta le parole dell’accomodamento e lo fece firmare all’Impresario, al segretario comunale e a don Circostanza come rappresentante del popolo fontamarese.

Dopo di che noi ci rimettemmo in cammino per tornare a casa. (…)

Nei giorni seguenti i cantonieri, sotto la protezione di due guardie armate, ripresero a scavare il fosso che doveva portare una parte della nostra acqua nelle terre acquistate dall’Impresario. Ma, esattamente, quanta parte? (…)

Nessuno di noi aveva sufficiente istruzione per sciogliere quell’imbroglio, perché all’infuori della scrittura della propria firma, poc’altro ci era stato insegnato; ma diffidavamo dal ricorrere a qualche persona istruita, per non aggiungere altre spese all’inganno.

da http://www.avvenirelavoratori.eu/

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una foto da Chernobyl

/ Author: arci Varese
Città Cancellate

Città Cancellate

Cartelli di Città cancellate dalla mappa, cartelli divenuti inutili dopo il disastro di Chernobyl, da L’Avvenire dei Lavoratori di Zurigo

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I referendum del 12 e 13 giugno sono un’opportunità per combattere le ecomafie e promuovere la legalità. Sì, perché da quando servizi come la distribuzione dell’acqua o la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono stati privatizzati è diventato ancora più facile per le mafie infiltrarsi nella gestione di pezzi importanti dell’ economia pubblica.

Proprio qualche giorno fa il Rapporto presentato da Legambiente sulle ecomafie ha descritto una realtà molto preoccupante, in cui le mafie hanno gioco facile grazie all’incapacità e alla complicità della politica. Il volume d’affari si aggira intorno ai 20 miliardi di euro e non riguarda soltanto il Sud, che comunque rimane l’area del Paese più colpita dal fenomeno.
A farne le spese i cittadini che in questi anni si sono visti aumentare vertiginosamente i costi delle bollette e hanno subìto un abbassamento della qualità della vita a causa della devastazione del territorio, con rischi anche per la propria salute.
In Sicilia, ad esempio, il passaggio dalla gestione pubblica a quella privata dell’acqua ha alimentato la solita intermediazione clientelare e affaristico-mafiosa. La politica locale che ha deciso questa transizione l’ha poi governata come peggio sa fare: assunzioni in esubero rispetto alle reali esigenze, per ingrossare il proprio bacino elettorale di riferimento, e coinvolgimento di imprese amiche e multinazionali senza scrupoli, disposte a scendere a compromessi pur di fare profitti in cambio di ricompense di vario genere. Questo è accaduto nel settore dei servizi idrici e nel settore dei rifiuti con la costituzione degli Ato. Questo stava per accadere con la costruzione di quattro mega inceneritori, che da soli sarebbero bastati a bruciare i rifiuti di tutta Italia. Sull’affare la mafia aveva già messo le mani prima che il governo regionale bloccasse tutto.
Per non parlare dell’infinita emergenza rifiuti in Campania. Una vera e propria condanna per i cittadini campani e una manna per la Camorra che in queste condizioni riesce a muoversi e ad infiltrarsi con più facilità.
In un Paese dove accade tutto questo e dove la politica e le istituzioni non riescono neppure a stabilire dove costruire una discarica, cosa potrebbe accadere con la costruzione e la gestione di centrali nucleari? Senza contare che il nostro territorio è sia a rischio terremoto sia a rischio tsunami, come dimostra la distruzione della città di Messina del 1909.
Se poi si considera che nel nostro Paese la legge non è uguale per tutti e che il sistema normativo e processuale della giustizia italiana è pieno di cavilli e scappatoie ci si rende conto dell’importanza dell’ultimo quesito referendario, quello sul legittimo impedimento.
Il Sì ai referendum, quindi, ha una grande valenza democratica. Si tratta di un voto per la difesa dei nostri diritti, per la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo, per la tutela della nostra salute, contro le mafie e per l’affermazione della legalità. Per questo domenica 12 e lunedì 13 dobbiamo andare a votare e votare Sì, per dare una svolta etica e civile alla storia del nostro Paese e costruire un’Italia moderna e avanzata che punti sulla qualità della vita.
*) Senatore della Repubblica (Pd), componente della Commissione antimafia

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4sì

4sì

Al Referendum del 2006, nel quale il quorum non era necessario trattandosi di Referendum Confermativo costituzionale, non abrogativo, la percentuale dei votanti alle 22 della domenica si attestò al 35% (esclusi elettori all’estero), alle 15 del giorno successivo la percentuale toccava il 53,8% sui votanti in Italia, 52,5 considerando anche i residenti all’estero.

In linea teorica quindi, supponendo un comportamento degli elettori analogo alle precedenti consultazioni e valutando anche la distribuzione del voto, per face orarie, nelle recenti amministrative, il quorum dovrebbe essere superato abbastanza tranquillamente.

Però ci sono diverse cose che suggeriscono di non abbassare la guardia:

1) il voto degli italiani all’estero, non ci sono dati riferiti ai quesiti 1,2 e 4 ma sappiamo che nessun voto verrà ritenuto valido per il referendum sul nucleare, quindi per essere certi di raggiungere il quorum in questo quesito occorre raggiugere almeno il 53%

2) l’affluenza potrebbe non seguire l’abituale distribuzione: è necessario impegnarsi con amici, colleghi, parenti, conoscenti che non abbiano ancora votato per favorirli in questo intento

3) la Provincia di Varese registra un’affluenza alle urne significativamente più bassa della media lombarda, i Varesini, Gallaratesi e Bustocchi, i varesotti di ogni comune, vogliono veramente lasciare che comaschi e milanesi decidano per loro?

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#4sì i 99 posse

/ Author: arci Varese

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#4Sì se continua così c’è il quorum

12th giugno 2011 / Author: arci Varese
4sì

4sì

Il primo dato delle ore 12, su tutte le sezioni, segnava quasi il 12% di affluenza alle urne.

il dato relativo alle 19, su circa un terzo delle sezioni, indica il 28% circa.

Stando al dato storico sui precedenti referendum per sperare nel quorum servivano rispettivamente il 10,5% a mezzogiorno e il 26% alle 19, non abbassiamo la guardia ma il trend è positivo

in sintesi:

percentuale necessaria per avere il quorum (ore 12): 10,5%

percentuale effettiva registrata 11,64%

più 1,14 rispetto al necessario

percentuale necessaria per avere il quorum (ore 19): 26%

percentuale effettiva registrata 29,07% (4000 sezioni su 8000 circa)

più 3,07 rispetto al necessario



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Soliti argomenti per scoraggiare il voto dei cittadini: nella rubrica delle lettere al Direttore di Varesenews il ben noto Alberto Gelosia sfrutta anche la domenica pomeriggio per invitare a non votare gli risponde il vicepresidente provinciale dell’Arci di Varese: leggi qui

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