Risposte al Documento arci per le elezioni: Antonio Riccardi - Sinistra Arcobaleno - SDpSE

Care Compagne ,Cari Compagni , Care Amiche , Cari Amici. Ringrazio innanzitutto per l’attenzione rivolta alle forze politiche .Un gesto che ritengo importante verso quelle organizzazioni che al pari di Arci, lavorano per il bene comune dei cittadini Sarebbe riduttivo iniziare con un “sono totalmente d’accordo con quanto nel vostro documento scrivete” . Il vezzo , io direi la furbizia , dei molti che ogniqualvolta dialogano singolarmente con una qualunque categoria sociale o professionale si dicono d’accordo con loro , salvo esprimere concetti e pensieri diametralmente opposti al cambiare dell’interlocutore , è cosa che non mi appartiene e che sarebbe bene non ripetere anche ai nostri livelli interlocutori. Tuttavia rilevo dalle vostre analisi e dai desideri espressi, una comunanza di obiettivi che sarebbe bene , soprattutto per le forze progressiste di questo Paese e in maggiore misura di questa Provincia , coltivare .Una comune visione dei problemi porta sicuramente , pur con le inevitabili difficoltà di tragitto, a soluzioni condivise . Il nostro è sicuramente un Paese che vive un momento di grande difficoltà . E certamente grandi sono i problemi di carattere economico che affliggono la grande parte delle persone che lo abitano . Tuttavia rilevo come non sia sufficiente soffermarsi al solo aspetto delle dinamiche economico- sociali che tra l’altro cambiano di giorno in giorno senza alcuna possibilità di poterle governare secondo una idea condivisa dalla maggioranza delle persone , se non si instaura un livello di partecipazione collettiva nella elaborazione delle proposte politiche e culturali . Sbaglierò ma sono in troppi quelli che per interessi di pura propaganda politica si soffermano al solo aspetto della redistribuzione del reddito sul quale evidentemente la sinistra deve puntare se non altro per ragioni di equità sociale, facendo perdere di vista la vera riforma che dobbiamo tentare di fare : coniugare cioè il tentativo di allargare la base del benessere sociale e l’impegno per il cambiamento culturale e sociale del nostro Paese . Noi non dobbiamo fare passare l’idea che la elargizione di qualche spicciolo in piu’ al mese possa bastare per fare cessare la necessità e il bisogno del cambiamento della società Italiana . Dobbiamo invece lavorare ,ognuno nel proprio ambito e ognuno secondo gli interessi coltivati per rendere la nostra nazione piu’ giusta e coesa e allo stesso tempo aperta ai fatti nuovi . Questo è un altro obiettivo da raggiungere. Solo un Paese chiuso culturalmente e arretrato nel pensiero ha paura del nuovo. E solo un Paese senza cultura e identità collettiva ha paura delle culture diverse. A mio parere sta tutta qui la sfida che dobbiamo lanciare .Per fare questo però, dobbiamo tentare di sciogliere il nodo che non siamo ancora riusciti a districare definitivamente . La prospettiva del cambiamento verso cui tutti noi siamo chiamati a dare il contributo si scontra troppe volte con la troppa autoreferenzialità .In politica, come negli ambiti associativi, nelle categorie professionali, culturali e sindacali, l’autoreferenzialità assume troppe volte l’odiosa forma della corporazione che non permette di contaminare ed essere contaminati. Ognuno corre per proprio conto e, alla lunga , questo produce un avvitamento che genera sterilità nelle azioni e nei risultati . Tanto che in molti avvertiamo che pur lavorando con onestà e sincerità per il cambiamento , rischiamo, in molti casi è già così, di restare confinati in una sorta di riserva indiana votata alla sola sopravvivenza dei propri angusti spazi e quindi a non vedere raggiunti risultati apprezzabili sia sul piano della partecipazione larga che sul piano degli obiettivi che ci proponiamo di ottenere . La critica sulla autoreferenzialità è prima di tutto rivolta alla politica . Ma penso anche che le organizzazioni culturali possano e debbano impegnarsi unitariamente , in fase in cui la politica è pura e sterile contrapposizione mediatica come voi fate notare , per rendere i partiti soggetti aperti alla contaminazione culturale . Non sto ovviamente proponendo un datato collateralismo stile anni sessanta e nemmeno penso ad una benché minima perdita di autonomia da parte delle associazioni culturali . Il mio pensiero è esattamente all’opposto : sono i partiti che debbono essere invasi dalla molteplicità degli interessi e proposte di cui sono portatatrici le associazioni e non viceversa . Spero che dopo il 13 e 14 di Aprile , comunque vadano le elezioni politiche e amministrative anche se ovviamente mi auguro che le forze della sinistra unite raggiungano un ottimo risultato , si debba necessariamente aprire un dialogo da lungo tempo interrotto . Grazie ancora per l’opportunità datami e invio i miei Fraterni saluti.

A .RICCARDI Coordinatore provinciale, Sinistra Democratica Per il Socialismo Europeo

 
 

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